mercoledì 25 febbraio 2015

Il lavoro sulla positività (parte 1)

Donna serena nel verde In questa prima parte utilizzeremo degli estratti di un saggio del dr. Giacconi per definire ed imparare a perseguire il concetto di positività globale, attraverso l’individuazione di cosa ci impedisce di muoverci in quella direzione e come invece operare attivamente per il suo raggiungimento. Favorire lo sviluppo integrato dell’essere, significa operare in tutti i campi: personale, familiare, professionale e socio/ambientale, al fine di promuovere la positività. Cerchiamo di definire nei dettagli cosa significa concretamente lavorare al positivo e promuovere la positività a livello fisico, emotivo, cognitivo, a livello di coscienza e di azione. Quello che determina la buona qualità dei processi vitali, rigenerativi ed evolutivi del vivente, dalla monocellula in su è, in sintesi: NUTRIMENTO CORRETTO – EVACUAZIONE CORRETTA. Il progetto integrativo sia in chiave terapeutica che educativa, si dedica a selezionare quei nutrienti, in chiave organica, psichica ed esistenziale che apportano salute, felicità, armonia e che ci allineano con i ritmi e le frequenze più sane e naturali per noi. Decondizionarsi, depurarsi su tutti i piani da ciò che inquina, intossica, avvelena soma e psiche, e ricercare quello che per ognuno rappresenta ciò che ci fa realmente stare bene. In ambito psicologico, emozioni, pensieri e relazioni disfunzionali, possono essere tossici per l’anima e per il corpo, veri e propri VIRUS PSICHICI e vanno riconosciuti con precisione. Ma ancor di più è utile sapere come sviluppare positività. Nella nostra cultura, si rinforza l’idea che il male si sconfigge combattendo, lottando, essendo forti e determinati nell’eliminarlo, nel distruggerlo, come in molte procedure mediche e psicologiche attuali (dalla radio, alle chemioterapie fino ad arrivare agli psicofarmaci). Cerchiamo ora di definire in maniera semplice e sintetica cosa significa negatività e positività sui vari piani. A LIVELLO ORGANICO - Sul piano cellulare ed ematico si può definire negatività: tensioni, stasi, tossine, veleni, squilibri nel sistema acidità/alcalinità. Il terreno fisiologico umano è costituito al 70% da liquidi organici, in cui tutte le cellule e gli organi sono a bagno per tutta la vita e, come in ogni situazione che riguardi lo stato liquido, una cattiva circolazione, la stasi o l’inquinamento dei fluidi porta stagnazione, malattie, morte. La carenza di ossigeno, l’eccesso di anidride carbonica nel sangue sono un elemento fondamentale di intossicazione organica e di acidificazione del terreno. Ecco quindi la necessità di operare al positivo nel concreto selezionando i nutrienti corretti a livello alimentare, depurandosi bevendo molta acqua, facendo una corretta attività motoria, ma specialmente imparando a respirare e ad ossigenarci correttamente e imparando a rilassarci profondamente. Sul PIANO EMOZIONALE, possiamo riconoscere emozioni, stati d’animo e sentimenti che nutrono e altri che intossicano. Si può ipotizzare una scala di emozioni utili, sane e benefiche, e una di emozioni parassite, tossiche, velenose. Alcune regole base sono: possono essere classificate negative tutte quelle emozioni che preferirei non sentire, non mostrare e che mi creano disagio, o che giudico negativamente negli altri. Gran parte di quelle che chiamo emozioni parassite però sono virtuali: legate al passato, al futuro o alle fantasie soggettive, come rancori, risentimenti, preoccupazioni, paranoie, colpevolizzazione, vergogna, etc.. Scegliere di alimentare i sentimenti più elevati ed imparare ad integrare e fare pace velocemente con le emozioni più negative, evitando di entrare in conflitto con la nostra sensibilità emotiva senza però esserne dominati, significa operare concretamente sulla positività. Il nostro cuore, come un vaso, bisogna saperlo svuotare e ripulire dai pesi delle emozioni più negative, alleggerirlo per vivere più a “cuor leggero” e sapere come riempirlo di luce, pace, amore, gioie e gratitudine.

giovedì 19 febbraio 2015

[L’ESPERTO RISPONDE] Sport: Prestazioni atletiche migliori e più resistenza.


Sei un atleta, agonistico o amatoriale poco importa, ti impegni, vorresti che le tue prestazioni fossero all’altezza? Vorresti avere il talento di Michael Jordan, a cui oggi facciamo gli auguri per il suo compleanno, o semplicemente la sua capacità di motivare la squadra a non mollare mai?
Non si nasce Michael Jordan, Michael Jordan si diventa con tanto sacrificio, dedizione e determinazione.
In questo articolo ti spieghiamo come puoi ottenere una migliore resistenza. Ti sarai certamente accorto dell’importanza che la respirazione assume nel corso di qualsiasi attività psicomotoria. A partire dalla resistenza: quando restiamo “senza fiato”, infatti, la prima conseguenza è quella di non riuscire più a correre, a muoversi. Questo perché se l’apporto di ossigeno è insufficiente, i muscoli fanno molta più fatica a svolgere le loro normali fasi di contrazione e rilasciamento: il sangue viene ossigenato proprio grazie alla funzionalità respiratoria, permettendo così ai nostri muscoli di funzionare ottimizzando le prestazioni atletiche. prestazioni atletiche resistenza Forse il tuo non è problema di preparazione atletica ma di respirazione. Ci avevi già pensato? In questo video, il Dott. Giacconi ci spiega in maniera sintetica ma efficace, alcuni dei vantaggi che una buona ginnastica respiratoria può offrire ad ogni persona che svolge dell’attività fisica, aiutando a migliorare la resistenza e le prestazioni atletiche, anche da un punto di vista mentale. Buona visione!

sabato 14 febbraio 2015

La paura fa spavento

paura e spavento_persona rosso Vediamo di comprendere cos’è la paura, questa emozione così pervasiva nella nostra esistenza, come essa si attiva ed agisce sul piano somatico e su quello psichico e quali sono i suoi aspetti utili e proficui e quali quelli disfunzionali, nevrotici, distruttivi. Facciamolo facendoci accompagnare da alcuni estratti di scritti del dottor Giacconi. Probabilmente l’elenco delle paure emerse da un’indagine superficiale sarebbe generalmente scarso e breve. Questo perché gran parte delle paure che ci condizionano sono spesso inconsapevoli ed inconsce. In realtà la maggior parte delle persone vive quasi perennemente in uno stato psicologico di paura, timore, ansia, apprensione, percependo uno stato di fondo di continua precarietà ed insicurezza. La paura è uno dei più grossi problemi dell’umanità attuale, tra le principali cause di malattie sia fisiche che psichiche, è alla base di tutti i disturbi ansioso/depressivi nelle loro varie manifestazioni. Abbiamo tutti spesso paura di qualcosa e siamo spesso alleati delle nostre strategie nevrotiche di difesa: stato di allerta, all’attacco, alla rinuncia, all’ipercontrollo, alla repressione di sé e delle proprie emozioni ed istinti. Conoscete le vostre paure? La paura di perdere il lavoro, della povertà, di non avere abbastanza (cibo, soldi, successo, stima, fascino, etc). Paura di cosa pensano gli altri di voi, della critica, di non essere all’altezza o di perdere la posizione e l’immagine acquisita. La paura che il corpo vi tradisca, del dolore, delle malattie, della morte nostra o dei nostri cari. C’è la paura del rifiuto, dell’abbandono, della sofferenza emotiva, della solitudine, del tempo che passa, ma siamo spesso suggestionati a temere per la nostra incolumità, paura di ladri, terroristi, etc. Proprio oggi giorno in cui le tecnologie, la civiltà moderna ed i sistemi di sicurezza hanno garantito condizioni di sopravvivenza e di protezione come mai prima d’ora, paradossalmente abbiamo sviluppato sempre maggiori paure e timori, la gran parte inutili, irrazionali, tossiche e dannose. La paura può essere definita come una reazione specifica di allarme in relazione a qualche pericolo specifico reale o immaginario. Infatti, La nostra coscienza non distingue un’esperienza reale da una fortemente immaginata e quindi la reazione neuro-endocrina di allarme viene attivata a livello organico sia, per esempio, alla vista di un serpente velenoso, sia dal fatto di credere che qualcosa di lungo ed indefinito che trovo per terra possa essere un serpente, sia immaginando un serpente nella fantasia o nel sogno. Questo aspetto sarà fondamentale per comprendere gli aspetti nevrotici dell’autosuggestione ansiogena e paranoica. La paura sul piano organico La paura istintiva è uno schema di sopravvivenza che, in relazione a una situazione percepita pericolosa, fa scattare una reazione emotiva e neuro-endocrina di allarme. In tempi brevi si attiva una reazione di emergenza che può essere utile e congruente – se ci troviamo sull’orlo di un precipizio, veniamo aggrediti, entriamo in un banco di nebbia con la macchina– . Il nostro sistema di paura istintiva può salvare la nostra vita e quella di altre persone. Alcune persone lo attivano più di altre, spesso in maniera inutile e disfunzionale a causa di un eccesso di preoccupazione o un elevato livello di stress nervoso e di tensione muscolare, che ci porta a reagire anche alle più lievi sollecitazioni esterne (es. trasalire per lo squillo del telefono). Quando questa reazione di allarme viene attivata ripetutamente per motivi sbagliati o tende a diventare uno stato di allerta cronica, provoca agitazione e confusione, e degenera spesso in patologie psicosomatiche a carico di diversi organi interni (stomaco, intestino, cuore, etc). E’ una reazione quindi che va gestita correttamente al fine di permetterci di richiamare importanti risorse psicofisiche che ci rendono attivi e forti se viene usata e direzionata consapevolmente; oppure può essere un vero e proprio sistema di auto sabotaggio ed autolimitazione.
La paura sul piano psicologico Le preoccupazioni sono totalmente virtuali ma creano emozioni e reazioni biologiche reali. Molte delle più importanti scoperte dell’essere umano sono state create sotto la spinta dell’esigenza di sicurezza e di superamento della paura. In questo modo la tendenza a preoccuparsi va vista come una spinta creativa, una sfida all’esistenza tesa al miglioramento della qualità di vita ed al problem solving. Il problema è che spesso la preoccupazione diviene una forma di ossessione e di paranoia. Questo porta stress autogeno e la tendenza ad un ipercontrollo ansiogeno. Ecco perché è importante imparare a conoscerla ed ad acquisire mezzi e strumenti ad approccio corporeo, somato/respiratorio e cognitivo/comportamentale per gestire al meglio le nostre paure.

giovedì 12 febbraio 2015

Ansia e panico: primo soccorso immediato


Il dr. Giacconi ci spiega come comportarci in caso di attacchi di panico o ansia: saper riconoscere se ipossia o iperventilazione, e cosa fare subito per riportare la situazione sotto controllo.